Lun. Ott 18th, 2021

Veniva spacciata sui siti come la prima criptovaluta globale e trasparente alla portata di tutti. Per non parlare del guadagno che prometteva: fino a 1,8 milioni all’anno per chi si fosse unito ad un programma piramidale di promozione e diffusione della moneta virtuale e dei pacchetti di formazione ad essa collegati. I finanzieri del Nucleo speciale Antitrust hanno posto fine a questa catena, sequestrando sette siti web e 93 pagine social sui quali venivano offerte criptovalute chiamate “onecoin” con la promessa di guadagni milionari.

Questa promessa, del resto, era già stata sanzionata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) che il 10 agosto di due anni fa scrisse testualmente che nell’attività promozionale del «progetto commerciale» veniva dato il massimo risalto alle possibilità di guadagno tramite il «network marketing». L’Antitrust ha già dichiarato scorretta la pratica commerciale e ha irrogato complessivamente sanzioni amministrative per 2.595.000 euro. Contro il provvedimento dell’Antitrust i soggetti sanzionati hanno fatto ricorso al Tar del Lazio.

Con l’operazione del Nucleo speciale antitrust della Guardia di finanza sono state denunciate per i reati di truffa cinque persone, residenti nelle province di Trento, Padova e Viterbo. Una di loro, in concorso con altri due soggetti residenti nelle province di Verona e Mantova, è stata denunciata per impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno permesso di accertare una truffa architettata da sei promotori italiani, alcuni dei quali tuttora attivi nel nord-est, di età compresa tra i 23 ed i 52 anni che avevano coinvolto anche il legale rappresentante di una società romana di formazione aziendale.

Il meccanismo della frode faceva capo ad una società italiana e a due società estere, una delle quali con sede in Belize e l’altra registrata negli Emirati Arabi ma con sede in Bulgaria. Tre promoters italiani sono stati fermati dai finanzieri presso l’Aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) con 117.840 euro, frutto della vendita di pacchetti formativi e criptomoneta “onecoin”.

I truffatori proponevano sul web, sui social o con il più tradizionale “passaparola” che contemplava anche un pacchetto di bonus, una serie di corsi formativi in materia finanziaria ai quali erano abbinati dei pacchetti di criptovalute, che gli acquirenti acquistavano a partire da 100 euro. I corsi formativi servivano per istruire gli acquirenti sul meccanismo di proposta della “criptovaluta onecoin” e per indurre gli acquirenti a reclutare altre ignare vittime da truffare.

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Di Editor

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