Lun. Ott 18th, 2021

Passando poi a un altro numero importante, quello del valore medio delle controversie, si vede che il valore medio dei risarcimenti richiesti ha sfiorato nel 2019 i 70.000 euro, per un totale di richieste per oltre 94 milioni di euro; e nell’intero triennio 2017/19, i risarcimenti complessivamente richiesti ammontano a 300 milioni di euro, con un valore medio a ricorso di quasi 60.000 euro.

A fronte di questi dati ci sono quelli relativi ai ricorsi accolti e quelli relativi ai risarcimenti riconosciuti. Il primo dato è in calo, ovvero nel 2019 l’Acf ha accolto (in tutto o in parte) le richieste dei risparmiatori in circa il 55% dei casi. Una percentuale in calo (61,6 % di accoglimento nel 2017; 77,3% nel 2018; media del 67% nel triennio 2017/2019), anche se «questo è dovuto essenzialmente al fatto che l’Acf nel biennio precedente ha accertato numerose violazioni di tipo massivo da parte di quegli intermediari poi sottoposti a procedura di liquidazione o di risoluzione, per i quali le percentuali di accoglimento avevano sfiorato il 90%».

E per quanto riguarda gli importi, anche qui si nota una certa prudenza dell’Acf visto che nel 2019 sono stati riconosciuti risarcimenti per circa 16 milioni di euro, con una media di circa 33.586 euro per risparmiatore. I risarcimenti riconosciuti a favore dei clienti nel triennio hanno superato i 55 milioni di euro, di cui circa 30 milioni a favore di quasi mille azionisti coinvolti nelle vicende delle banche poste in liquidazione nel 2017 e di quelle risolte nel novembre 2015.

Il dato medio delle ottemperanze alle decisioni dell’Acf si è attestato intorno all’80 per cento, dato segnalato in modo positivo dallo stesso Arbitro, data l’importanza delle cifre in gioco. Rispetto all’Arbitro bancario (che, almeno prima dello scoppio della vicenda della cessione del quinto, ha sempre avuto percentuali superiori al 90 per cento) la differenza si sente proprio per la differenza delle cifre in gioco.

Il dato che emerge dunque è di equilibrio (nella ripartizione delle “vittorie”, nelle cifre riconosciute, nelle percentuali di adempimento), che in fondo è un indicatore di funzionalità del sistema. Un equilibrio che va anche oltre i numeri, nella sostanza delle decisioni, dove emerge chiaramente che il soggetto più debole, ovvero il cliente, è particolarmente tutelato dall’arbitro, ma che anche a quest’ultimo è richiesto un atteggiamento “attivo” nella gestione delle proprie risorse.

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Di Editor

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