Lun. Ott 18th, 2021

Al potenziale ricco risparmio degli italiani non ha resistito neppure un altro big dell’asset management mondiale. Si tratta di Wellington Management tra i 15 più grandi gestori attivi al mondo (1,2 trilioni di dollari di masse in gestione di cui circa 80% in Usa, il 10% in Europa e il restante 10% in Asia, 2.200 clienti in 60 paesi) ma soprattutto tra i primi 10 gestori indipendenti e puri (fanno solo asset management) che ha aperto i suoi uffici nella centralissima via Dante a Milano.

Il piano di sviluppo in Italia

Il piano di sviluppo in Italia era gia stato deciso nel 2018 e il Covid non l’ha fermato. L’obiettivo della società nel medio periodo è quello di farsi largo in un’arena già molto competitiva per conquistare quella fetta di mercato costituita dai clienti più sofisticati. Così, oltre al mondo degli istituzionali e del wealth management dove è già presente da oltre vent’anni (solide e storiche le collaborazioni con Mediolanum, Fideuram, Fondazione Enpam), si guarda al proficuo universo del private banking. Wellington, che di storia ne ha da vendere (è stata fondata a Boston nel 1928), ha alcune caratteristiche peculiari che la caratterizzano e che possono aiutarla in questa sfida. A guidare l’ufficio milanese c’è Erich Stock rientrato nel nostro Paese dopo una lunga carriera all’estero. Erich Stock lavora in Wellington dal 2008 dopo aver lavorato in State Street Global Advisors (SSgA) a Londra e prima in Smith Barney (1996 – 1997) e come gestore di portafoglio azionario europeo presso Lehman Brothers (1988 – 1995).

Gestori puri azionisti della società

«La nostra non è solo una società di gestione indipendente il cui unico mestiere è l’asset management (non è legata ad una banca depositaria, o ad una banca d’affari oppure ad una banca commerciale, etc) – racconta al Sole24Ore Erich Stock attuale managing director e responsabile per lo sviluppo del business- ma soprattutto è una private partership company, vuol dire che molti dei professionisti che ci lavorano (gestori, analisti, responsabili del legale, etc) sono soci nel capitale. Questo fa si che su 2700 dipendenti (di cui circa 800 tra gestori e analisti) si registri un tournover molto basso sotto il 5 per cento. Il che significa garanzia di continuità dei risultati e di stabilità nel lungo periodo. Altro elemento è la grande indipendenza dei gestori che non rispondono ad un Cio. In Wellington non esiste una linea di governo ai cui i singoli devono uniformarsi ma ognuno opera in un contesto di “boutique” imprenditoriale rispondendo solo al rispetto della logica del prodotto e/o della strategia di cui sono responsabili».

Strategie al servizio delle private label

L’azienda offre ampie competenze di gestione degli investimenti che abbracciano quasi tutti i segmenti dei mercati dei capitali globali (azionario, obbligazionario, multi-asset e strategie alternative) forte di una ricerca multi-disciplinare e con team di investimento indipendenti. «Investire in Italia in questo momento non è solo un atto di fiducia in un Paese dove crediamo ci siano delle grandi potenzialità e allo stato non abbiamo un obiettivo di raccolta a breve – aggiunge Stock – Pensiamo invece che ci sia un contesto adatto a recepire le nostre proposte». Wellington ha una grande esperienza nel cosiddetto white label (sub advisory), ovvero costruire prodotti su misura a marchio del committente. «Oggi c’è una grande domanda di queste soluzioni sia in ambito Ucits sia in altri per effetto della complessità dei mercati ma anche per i sempre più forti aspetti regolamentari a cui vanno incontro tutte le case prodotto e i gestori – aggiunge Stock -. Quindi, per chi può contare su una forte rete di distribuzione talvolta è la soluzione migliore e noi con 260 strategie e circa il 50% degli asset a livello mondiale in questi mandati, possiamo spendere una forte expertise. Inoltre, il 20% delle strategie sono a capacity limitata, vuol dire che oltre un certo ammontare di masse non eccediamo nella dimensione dei fondi sempre per il buon esito della gestione». Wellington non è solo un gestore in strategie long short (sia nell’azionario sia nell’obbligazionario) ma ha fatto molto anche su quelle alternative (sono stati lanciati tre veicoli sul late stage private equity) tutte accomunate da una forte attenzione ai temi della sostenibilità con un impegno crescente nei valori Esg attraverso una forte azione di engagement.

Impegno forte nel climate change

Per Welligton il cambiamento climatico è un’area di interesse chiave. L’ultima in ordine di tempo è l’adesione a Net Zero Asset managers Initiative come membro fondatore (Wendy Cromwell, director of Sustainable Investment e portfolio manager è membro del board, ndr). Con questa iniziativa un gruppo di asset managers punta ad avere zero emissioni greenhouse entro il 2050 e si impegnano a lavorare in collaborazione dei loro clienti sulla loro decarbonizzazione. Il tutto fissando un obiettivo intermedio per la percentuale di attività in linea con il raggiungimento delle emissioni nette zero entro il 2050. Un impegno radicato nella convinzione — forgiata da un’ampia ricerca — che il cambiamento climatico pone rischi materiali per le aziende, le economie e la società, e quindi, i portafogli di investimento.

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Di Editor

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